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Illuminati: Dov Charney
GQ Italia
Gabriele Romagnoli
September 2008

Signore e signori, ecco a voi la mosca bianca. In tempi di nazionalismi, xenofobia, avversione per l'immigrato, qualcuno che non solo pensa, ma fa controcorrente. Il suo nome è Dov Charney, ha 39 anni, è nato in Canada da famiglia ebrea, ma vive in America, dove ha fondato quella che attualmente è la più florida industria di t-shirt: American Apparel. Ci sono molte cose colorite che gli archivi raccontano su di lui. Tanto vale sappiate subito le più discutibili: ha fatto il crumiro, si è masturbato otto volte di fronte a una giornalista che lo intervistava, ha avuto tre cause per molestia sessuale sul posto di lavoro. Ora dimeticatele e considerate questo: in un mondo dove domina l'outsorcing e ogni capo viene fatto in Cina, Vietnam, Pakistan o dove costa meno il lavoro, American Apparel realizza tutto, dall'ideazione all'impacchettamento, in una fabbrica di sette piani a Los Angeles. Mentre nelle altre aziende del settore l'occupazione cala, lì aumenta. E la maggior parte dei lavoratori sono immigrati. Di cui Dov Charney chiede la regolarizzazione, comunque abbiano passato la frontiera. Per lui non ci sono clandestini, solo gente che si sposta, e ha diritto di farlo. "Legalize LA", mettete in regola Los Angeles, è lo slogan della sua campagna. I giornali gli mettono addosso molte etichette: "Capitalista figo", "Paternalista post-moderno", "Socio-liberista". Ma sono solo marchi che si scuciono. Proviamo a capire meglio parlando con lui, anche se non è facile: in un'ora di conversazione interrompe quattro volte per saggiare tessuti (per lo più bocciati al grido "Orribile!"), fare ordinazioni, consigliare colori, in una parola: lavorare. Perchè "se non lavori tutto il tempo, come ti diverti?"

Dov, come si sta controcorrente, a difendere l'immigrazione mentre sale una marea contraria?

E' una marea temporanea, passerà. E' il tempo della xenofobia come è stato quello dell'Inquisizione. Il futuro è: frontiere aperte, libero mercato, diritto alla mobilità.

Che cosa la rende tanto sicuro?

La storia. La storia è fatta di contrazioni ed espansioni, anche gli Stati Uniti erano divisi, con le barriere, poi si sono aperti. Voi europei lo eravate e adesso guarda, che meraviglia: viaggi dalla Spagna alla Francia all'Italia senza bisogno di passaporto nè di cambiare valuta. La storia impone miglioramenti: abbiamo o no abolito la schiavitù?

Chi può provocare questi miglioramenti?

L'aristocrazia intellettuale, insieme con i poveracci.

C'è davvero una complicità tra queste due classi? Davvero, non finchè i primi parlano e i secondi non si arricchiscono?

C'è, c'è ed è fantastica. Condividono una verità speciale, una verità sacra. Il problema è chi sta in mezzo, è la classe media, è quella a innervosirsi. Ma sopra e sotto, è un'altra musica, lì sanno che cosa è giusto. Bill Gates lo sa. La regina d'Inghilterra lo sa, anche se non può dirlo. Si tenga forte: Geroge Bush lo sa...

Mi son tenuto forte, ma sto precipitando nella perplessità...

Si fidi, George Bush lo sa. E' il suo partito che l'ha fatto deragliare. Lui in Texas impiegava un sacco di immigrati, parla spagnolo, lui lo sa che abbiamo bisogno di questa gente, che questa gente lavora, paga le tasse, ha diritto di cittadinanza.

E Mc Cain lo sa?

Sì, lui era tra i più avanzati, ma è arretrato per compiacere il partito repubblicano. Poi ha capito che avrebbe perso le elezioni per questo, perso il voto di tutti quelli venuti da oltre i confini e sta cambiando di nuovo rotta. Non ci sono alternative.

E tuttavia: quanti l'hanno seguita nella sua campagna "Legalize LA"?

Pochi. La catena di hotel Marriott. Bill Gates, a modo suo. Basta. Ma l'idea passerà comunque, è inevitabile. L'America non può non promuovere la libertà.

E' quello che faceva nel carcere di Abu Graib?

Ehi, qui parliamo di due cose diverse. Lei intende il governo americano, io intendo lo spirito americano, la metafora, il simbolo. Non è il Pentagono, è una canzone rock, è il ragazzo vietnamita che apre un caffè Starbucks a Saigon, è quello di Mosca che si butta nel commercio e sfonda.

Fantastico: dunque il mercato è sempre giusto. O no?

Nel lungo periodo sì. Nel breve periodo, no. C'è una mano invisibile che tarpa ali, mette veti, impedisce accessi. Occorre coraggio, ma anche perseveranza. Lo spirito americano è questa cosa qui.

In Europa manca?

L'Europa è forte, ma intrappolata. E' troppo istituzionalizzata. Ci sono due problemi storici che la frenano: l'oligarchia industriale e le regole socialiste. Il commercio è controllato da pochi, che vietano l'ingresso ai nuovi. Sfondare è difficile, il circolo si allarga pochissimo e chi entra si mette a guardia. Poi ci sono i sindacati, gli impicci legali. I sindacati e le oligarchie sono in combutta tra loro. Hanno creato un sistema assurdo. Come si possono avere cinque settimane di ferie?

Troppo poco?

Troppo! Se uno sta via cinque settimane torna e non si ricorda più che lavoro faceva. Il lavoro è gioia, passione. Per questo l'America è ancora davanti. Ma c'è dell'Europa nell'America e viceversa. Non sono nazionalista. I nazionalismi e le religioni, me lo ha insegnato mia madre, sono la radice di ogni male.

Così ha rinunciato a Dio? No. Non l'ho mai incontrato, punto e basta. Dio non esiste, esiste lo spirito dell'uomo. Esiste il rapporto tra noi e gli altri, in questo si concentra il senso della vita.

Pensa che la sua fabbrica, con quell'insegna che annuncia "qui si fa la rivoluzione industriale", resterà nella storia?

Non so dire. Tutti ci illudiamo e ci deludiamo. Quel che so è che mi sto divertendo un sacco.

Anche troppo, a giudicare dalle case che le hanno fatto alcune sue dipendenti...

Vivo in California, qui impera la cultura della causa. Alzi un dito e ti chiedono tre milioni di dollari di risarcimento.

Lei ama l'Europa, adora l'Italia, ma mi spieghi: se lei produce capi semplicissimi e a basso costo, come può amare chi crea abiti complicatissimi venduti a cifre da gioielleria?

Quello è il barocco italiano. Ma l'Italia non è solo barocco, è semplicità. Questa lampada, questa qui, è italiana, Lumina, semplice, bellissima. Quel che non va è la cultura istituzionale italiana, quella appesantisce tutto. I vostri capitalisti, pure quelli, non vanno. Hanno distrutto un patrimonio: la manifattura italiana. Io tocco i miei prodotti, li verifico, li indosso, li mordo. Se ti arrivano a tonnellate già confezionati dalla Cina, come fai? State sprecando tutto. Avete dei tesori e non ve ne accorgete. Le auto! Ah, le piccole auto italiane! Con la crisi del petrolio sfonderebbero anche in America se le faceste ancora come si deve. La Panda! Ha avuto stagioni memorabili, quella di adesso, bah! Ecco, sa quale è il mio sogno?

No, ma sta per dirmelo.

Sì, se mi fa un favore.

Pronto.

Scriva su GQ il mio numero di cellulare.

Sicuro?

Sì.

001 213 9237943

Ecco. Voglio che il presidente della Fiat mi chiami, voglio disegnare la nuova Panda American Apparel. Diventerebbe l'auto più diffusa in America.

Secondo me la chiama un tipo di nome Lapo Elkann

E' il presidente?

No, sarebbe una lunga storia. Ma è sicuro che un'auto piccola conquisterebbe l'America?

Ehi, è finita l'epoca dei boomers. Sono invecchiati, sono morti. E le Cadillac con loro. Tocca ai giovani, tocca a Obama. Lui vince perchè è sintonizzato con la loro sensibilità. I giovani non amano le auto, la cultura automobilistica si è dissolta. La Fiat non esiste più, invisibile. Ma può rinascere se intercetta sensibilità. Mi facciano parlare con i loro designer settantenni, quelli hanno dei segreti, i ho dei segreti, a metterli insieme: bum!

Ci crede davvero?

Credo nei prodotti, nella fabbricazione. E nella gente.

Mai stato deluso?

Come chiunque. Ma continuo a scommettere. Sa come assumo il personale? Mica leggo i curriculum. Guardo come uno o una si veste, per strada, nel parcheggio. Se mi piace gli propongo di lavorare per me, disegnare le mie collezioni. Se sa vestire se stesso saprà vestire gli altri. Non dipende dall'età. Assumerei Sonia Rykiel, se potessi, la grazia non passa con gli anni. Assumerei chiunque nel mondo ce l'ha.

Fa l'internazionalista, ma concentrando tutta la produzione downtown Los Angeles: vuol dimostrare che essere internazionali è uno stato della mente?

Esatto. La moda americana è un concetto morto. Il mio rivale in questo momento sta nascendo a Honk Kong o a San Pietroburgo. E' una fase eccitante e mi piace viverla. Sa cosa vorrei creare? Il Duomo!

Non c'è già?

Il Duomo dell'abbigliamento, qualcosa di rispettato e bello e sacro, ma accessibile a tutti, uno spazio pubblico dove c'è qualcosa che chiunque può avere.

Si sente un capitalista figo?

Non metto marchi addosso, non metteteli a me.

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